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ilblogdipaola
pensieri in libertà. senza eccessi.
19 marzo 2010
Lettera a mio padre, il grande assente
 
Sono venticinque anni che te nei sei andato; non per tua scelta, ma hai fatto il tuo ultimo viaggio ancora giovane lasciandoci privi di forze, dopo un lungo combattimento che ci ha portati ad abbassare la testa e ad accettare questa realtà.

Per la verità, è il tuo fisico che non vedo da vent’anni, ma la tua personalità e la tua vicinanza, non mi sono mai mancate.

Non ti ricordo mai come negli ultimi due mesi, ti ricordo come eri in realtà: bello, e questo lo hai sempre saputo, un po’ vanesio, con una bellissima testa piena di capelli ancora scuri, ma soprattutto distratto, ironico, buffo e pasticcione nelle cure della casa.

Amavi il tuo lavoro, quasi da esserne geloso, probabilmente, anche se non lo hai mai detto, ti sentivi un’artista, ed hai avuto un notevole coraggio, quando decidesti di lavorare per conto tuo, avendo come basi solo la tua volontà, l’amore e la conoscenza del proprio lavoro, che qualche volta hai messo anche al primo posto, addirittura prima di noi.

Mi è sempre piaciuta la gente che svolge il proprio lavoro con interesse ed amore, per questo non mi è mai pesato il fatto che tu fossi poco in casa e spesso sul tavolo luminoso assieme alla tua creatività.

Ho ammirato anche la tua testa politica, tanto da venirti dietro, e so che tu ne eri entusiasta; è per questo che quando è successo tutto quel baccano su Craxi, ho pensato a te, alla tua fede politica, alla tua cristallinità e serietà e avrei voluto tanto commentare assieme la cosa, invece mi sono trovata senza riferimenti politici, e senza provare particolare ammirazione per il mondo politico attuale. Però non ho mai perso di vista i valori che ho sempre avuto, che tu mi hai trasmesso e che io, mi sono impegnata a trasmettere ai miei figli, che fra l’atro tu non hai mai conosciuto. Penso che ne saresti soddisfatto: ti somigliano fisicamente,sono distratti come te e spiriti liberi come lo fosti tu.

Ricordo sempre, quando io bambina in villeggiatura , ti vidi arrivare in “vespa” sorridente e baciato dal sole;

Sono cresciuta con il condizionale e ti ringrazio, ho fatto altrettanto con Guido e Giulia ma, loro, forse per mia mancanza, forse perchè cresciuti, riconoscono poco la mia autorità , mentre io, anche se tu non eri il tipo da farla sentire, riconoscevo la tua.

Quando da ragazza mi vedevi un po’ demoralizzata, eri troppo timido per farmi domande, mi davi sempre la stessa risposta: “A vent’anni qualsiasi problema si risolve, perchè si stringe il mondo in una mano”.

Vent’anni non li ho più, ma il mondo in una mano lo voglio stringere ancora perchè ho molte cose da fare, per questo mi piace che tu continui a starmi vicino; io ho molta fantasia, e tu non sei un uomo comune, non segui mai le regole; chiedi, ti prego, qualche permesso speciale per stare un po’ più con me; se ci sarai, io me me ne accorgerò.

Ciao Papà



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15 febbraio 2010
L'imbecillità non conosce limiti
Milano - Via Padova
Leghisti imbecilli. I controlli di casa in casa rievocano tristemente i rastrellamenti ai tempi del fascismo. Non sarebbe forse meglio evitare di "costruire dei ghetti?
Le parole di Cappato, che qui pubblico, aiutano a comprendere!




 Dichiarazione di Marco Cappato, candidato Presidente della Lombardia per la Lista Bonino-Pannella
Di fronte agli incidenti di via Padova, promettere -come fanno lega e Pdl- rastrellamenti casa per casa a caccia di immigrati da espellere, non solo fa pensare ad alcune delle pagine più buie storia, ma è la più patente manifestazione di incapacità e di impotenza che si poteva dare da parte di coloro che sono al governo in Italia, in Lombardia, in provincia di Milano e nel Comune di Milano e che invece continuano a parlare come se fossero degli spettatori, come se al potere ci fosse qualcun altro.
La verità è che sono loro a non sapere governare l'immigrazione; sono loro che continuano a negare le risorse minime indispensabili alle forze di polizia spacciando soluzioni insesistenti o pericolose come le ronde e i militari in città; sono loro a non rilasciare nei termini di legge i permessi di soggiorno a chi ne ha diritto cacciandolo così nella cladestinità e nelle mani delle mafie; La sicurezza si realizza con la prevenzione, con i mediatori sociali nelle comunità, con le risorse per le forze di polizia in termini di persone, di mezzi e di formazione, con le politiche di legalizzazione delle droghe e della prostituzione, contro la criminalità sia immigrata che indigena.
Fomentare la paura della gente per coprire la propria incapacità è un gioco pericoloso che va fatto finire al più presto.



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4 febbraio 2010
Odio
Sono "reduce" da un viaggio a Cuba.
Odio quando si parla di Repubblica, quando, di fatto, si dovrebbe parlare di dittatura.
La si respira, la si vive, anche se, ai turisti, viene fatto vedere il meglio. La gente non parla volentieri della propria condizione. Ha paura. Solo qualcuno, molto timidamente, lo fa, guardandosi bene intorno. Ti chiedono soldi, medicine, penne, matite, vestiario. Ora che sono in Italia, proverò ad inviare qualcosa ad una famiglia, sperando che il pacco arrivi a destinazione.
Questo, come altri luoghi, simili, e di qualsiasi dittatura si parli, che sia rossa, piuttosto che nera, è posto fertile per il terrorismo. La dittatura è dittatura.
Quello che conta è non rimanere inerti, fare finta di non vedere e non capire.


http://www.youtube.com/watch?v=vGPgaajI92s



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16 ottobre 2009
Papin...
 


PAPELLO, L'AMORE E' BELLO VICINO A TE!


Buona giornata



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15 ottobre 2009
"Il sole esiste per tutti"
 Tu che pensi solamente spinto dall'affetto
E non ne vuoi sapere di battaglie d'odio di ripicche e di rancore
E t'intenerisci ad ogni mio difetto
Tu che ridi solamente insieme a me
Insieme a chi sa ridere ma ridere di cuore
Tu che ti metti da parte sempre troppo spesso
E che mi vuoi bene più di quanto faccia con me stessa

E' trasceso il concetto di un errore
Ciò che universalmente tutti quanti a questo mondo
Chiamiamo amore

Ti fermo alle luci al tramonto e ti guardo negli occhi
E ti vedo morire
Ti fermo all'inferno e mi perdo perché
Non ti lasci salvare da me
Nego i ricordi peggiori
Richiamo i migliori pensieri
Vorrei ricordassi tra i drammi più brutti
Che il sole esiste per tutti
Esiste per tutti

Ciò che noi sappiamo
ha da tempo superato
ogni scienza logica concetto o commento di filosofia eremita
ciò che non sei tu e che voglio tu capisca
è quanto unico e prezioso insostituibile solo tuo
sia il dono della vita

E nego il negabile
Vivo il possibile
Curo il ricordo
E mi scordo di me
E perdo il momento
Sperando che solo perdendo quel tanto
Tu resti con me
(T.F.)





(T.F.)



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14 ottobre 2009
Papà e la "morosa"
Ricordo di giovinetta, casualmente rivangato da un amico Blogger, il Lupo, tanto per intenderci.


Siamo intorno alla fine degli anni sessanta, primi settanta.
A quei tempi ero una bambinetta. Eravamo soliti ricevere visite da parte di Tota Velia. Tota, in dialetto piemontese, significa signorina ( zitellona ) anziana. La signorina in questione era vedova da parecchi anni e frequentava, diceva lei, solo per compagnia, il mio caro nonno paterno, anche lui vedovo di lungo corso.
Signora d'altri tempi, mai scomposta, sembre ben pettinata con il suo chignon  raccolto sulla nuca e ben laccato, il suo rossetto rosso vivo Coco Chanel, e l'inebriante profumo di cipria, quella di quei tempi, che se penso bene, ancora sento nell'aria. Aspetto esile, ma carattere da dura donna piemontese, frequentatrice di salotti della Torino dei tempi che furono, come il noto Caffè Baratti, tanto per citarne uno.
Ci teneva a  ribadire di essere solo un'amica del nonno, ma noi, io e mio fratello, malpensanti e perfidi come si può esserlo a quell'età, ci ricamavano sopra, in occasione di ogni sua visita.
La signora d'altri tempi, un giorno, ricevette una telefonata dalla allora Telecom Italia: la Stipel.

Stipel:" Buon giorno signora, volevamo informarLa che non essendoci pervenuto il pagamento dell'ultima bolletta, lei risulta morosa e, pertanto, ci vedremo costretti, perdurando la sua morosità, a tagliarle la linea telefonica".

Tota Velia:" Come si permette, giovanotto, ma con chi crede di parlare Lei? Io sono una signora per bene, stata sempre fedele al mio caro e compianto marito. Informerò gli alti vertici della Stipel, che i suoi dipendenti sono dei maleducati, cafoni e la storia sicuramente non finirà qui, Lei caro giovanotto, sentirà ancora parlare di me".

Dopo la telefonata con la Stipel, Velia parlò subito con mio padre, il quale
udito il problema, scoppiò a ridere e le disse:
"Velia, guarda che ti sbagli. Per morosa, loro intendevano dire debitrice e non la fidanzata di qualcuno". ( maledetto piemontese).

La risposta fu:" Domenico, come al solito, non capisci nulla. Ti hanno preso giro. Io non sono la morosa di nessuno. Ma, poi, in ogni caso, loro come fanno a sapere che io frequento il tuo papà?"

Ancora oggi la ricordo con piacere. Ci vollero mesi a convincerla che si trattava di un equivoco, ma probabilmente, morì con  il dubbio di essere controllata dall'azienda telefonica.

Tota Velia, senza volerlo aveva precorso i tempi. A oltre 40 di distanza, visti gli ultimi scandali che hanno riguardato le Telecom, il suo dubbio non era poi così tanto fantascientifico





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14 ottobre 2009
Pubblicità oscurata
 

Video molto divertente, che non comparirà mai sui teleschermi!

http://www.youtube.com/watch?v=L4Kn9fRGzJ0



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13 ottobre 2009
Mind games


Love in the answer!

Chi mi conosce bene, capirà!

http://www.youtube.com/watch?v=uK5nHYCXVFs





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7 ottobre 2009
Legge di Murphy

Le possibilità che qualcosa che avevi perso ricompaia nel momento in cui non ti serve più sono direttamente proporzionali all'utilità dell'oggetto perso e inversamente proporzionali all'impegno che ci metti per cercarlo.






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6 ottobre 2009
Una candela per Anna
Anna Politkovskaja spiega il mestiere di giornalista:

"Vivere così è orribile. Vorrei un po' più di comprensione, ma la cosa più importante è continuare a raccontare quello che vedo."


“Le parole possono salvare delle vite.”,

diceva la giornalista Anna Politkovskaja in una delle sue ultime interviste a Radio Eco Mosca, uno degli ultimi baluardi di una certa libertà di espressione in Russia.
Per questa convinzione la giornalista russa ha dato la sua vita.
Famosa in tutto il mondo per le sue inchieste sulle violazioni dei diritti umani in Cecenia, Anna Politkovskaja fu uccisa la sera di sabato del 7 ottobre 2006, rientrando a casa, nell’ascensore del suo palazzo, nel centro di Mosca, da qualcuno che l’aspettava.
La Procura russa riconobbe subito che l’assassinio era legato alle attività professionali della giornalista e aprì un’inchiesta per “assassinio premeditato”.
Anna Politkovskaja aveva quarantotto anni ed era madre, divorziata, di due figli.
Il giorno successivo, il periodico Novaia Gazeta, per il quale Anna Politkovskaja lavorava dal 1999, avanzò due versioni possibili: una vendetta di Ramzan Kadyrov, il nuovo uomo forte incaricato da Mosca in Cecenia o una macchinazione di “quelli che vogliono che si sospetti l’attuale primo ministro ceceno che può aspirare al posto di presidente appena festeggerà i suoi trenta anni”.
Quel fine settimana Anna Politkovskaja preparava un articolo per denunciare le torture perpetrate dagli uomini di Kadyrov in Cecenia, testimoniarono i colleghi della Novaia Gazeta.

“Era una degli ultimi giornalisti a scrivere sulla dittatura di fatto di Kadyrov, sull’arbitrio e la violenza in Cecenia.”,

aveva testimoniato il collega Andrei Babitski, forzato vivere in esilio a Praga.

“ (Anna Politkovskaja) disegnava un quadro che non corrispondeva affatto all’immagine della Cecenia che cercano oggi di imporre Kadyrov e i suoi pubblicitari.”

Il presidente Putin, in genere, molto sollecito a contrattaccare, non aveva commentato, quella domenica mattina, l’assassinio della più famosa giornalista russa.
A sorpresa, fu l’ultimo presidente dell’Unione Sovietica, Mikhail Gorbaciov, a sollevarsi, denunciando un “crimine contro una giornalista professionista, seria e coraggiosa”.

“È un colpo per tutta la stampa democratica indipendente, è un crimine grave contro il nostro paese, contro tutti noi.”,

aveva commentato Gorbaciov, azionista del Novaia Gazeta.
Nel suo ultimo libro, La Russia di Putin, pubblicato all’estero e non in Russia, Anna Politkovskaja si era lanciata in un’analisi impietosa della politica del presidente russo e aveva scritto:

“Non mi piace per il suo cinismo, il suo razzismo, le sue menzogne… sui massacri di innocenti all’inizio del suo mandato.”




Con buona speranza, Oleg Panfilov, direttore del Centro per il Giornalismo in Situazioni Estreme, che ha la propria sede al quarto piano di un grande palazzo su una delle vie più trafficate di Mosca, osava credere che, dopo l’assassinio di Anna, “i giornalisti si risveglino finalmente, che realizzino che la censura, la menzogna e tutto ciò che il potere fa dei giornalisti e della verità non può continuare” .




Nota:
Il 19 febbraio 2009, gli imputati dell’assassinio di Anna Politkovskaja venivano assolti.

“Considerato che i giurati hanno deciso che i fratelli Makhmudov e Serghei Khadzhikurbanov non sono implicati in questo crimine, la vicenda deve essere ora rinviata al Comitato di Inchiesta della Procura russa, con l’obiettivo di ritrovare le persone implicate nel delitto.”

aveva dichiarato il giudice Evgeni Zubov, autorizzando la scarcerazione di Serghei Khadzhikurbanov, ex-dirigente della polizia moscovita, dei fratelli ceceni Dzhabrail e Ibragim Makhmudov e dell’ex-colonnello dei servizi segreti Pavel Riaguzov. Il presunto killer sarebbe, invece, Rustan, un terzo fratello Makhmudov.
In giugno, la Corte Suprema ha annullato la sentenza di assoluzione per i tre imputati.




Daniela Zini



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1 ottobre 2009
Ma dove...
sono finiti

Il rispetto
l'educazione
l'amore
la gratitudine
la cortesia
la devozione
??????????????????

I don't Know and forget about it

http://www.youtube.com/watch?v=MJpyskHMwRs





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25 settembre 2009
Ma guarda!!!
Il dossier nucleare iraniano si complica proprio alla vigilia dell'incontro del 1° ottobre in programma a Ginevra tra il gruppo di contatto dei cosiddetti 5 più 1 e l'Iran per cercare di evitare la quarta ondata di sanzioni del Consiglio di sicurezza dell"Onu al regime degli ayatollah.

Con un colpo a effetto, che mette nell'angolo la recente e tanto sbandierata volontà di collaborazione (solo teorica finora) con l'Occidente di Teheran, il presidente americano Barack Obama, con i leader di Gran Bretagna e Francia, proprio nel giorno in cui l'Onu ha votato all'unanimità una risoluzione che mette al bando le armi nucleari, ha accusato l'Iran di aver costruito un secondo impianto segreto di arricchimento dell'uranio. Impianto che non è finora stato sottoposto a nessuna verifica da parte degli ispettori Onu e di cui si aveva avuto qualche vaga notizia già ieri da Parigi da parte di un gruppo di esuli iraniani appartenenti ai Mujaedin del popolo.

L'Iran questa mattina ha dovuto confermare di avere questo impianto e ha rivelato di aver ufficialmente comunicato alla Aiea (l'Agenzia internazionale per l'energia atomica) di avere un secondo impianto per l'arricchimento dell'uranio. Lo hanno reso noto oggi fonti diplomatiche, ma resta in fatto che finora non aveva mai reso noto né la collocazione né l'esistenza di una produzione alternativa a quella di Natanz.

Secondo queste fonti, il direttore generale della Aiea, Mohamed El Baradei, in scadenza di mandato, pochi giorni fa avrebbe ricevuto una lettera dalla Repubblica islamica che conteneva l'ammissione dell'esistenza di un impianto finora sconosciuto, ma non sono stati dati altri dettagli sull'informativa.

Teheran aveva già denunciato l'impianto per l'arricchimento dell'uranio di Natanz, che si trova, solo di recente dopo anni di divieti, sotto il controllo quotidiano degli ispettori dell'agenzia internazionale. Teheran è stata sanzionata dalla comunità internazionale per essersi rifiutata di sospendere l'attività di arricchimento e per non essersi resa disponibile a chiarire i sospetti sugli scopi della sua attività nucleare.

Il secondo impianto nucleare iraniano è una centrale da 360 megawatt che potrebbe produrre l'uranio arricchito, elemento utile alla costruzione della bomba atomica. L'ammissione dell'impianto finora segreto getta un'ombra di discredito sulla politica di collaborazione e trasparenza della Repubblica islamica sul contestato dossier nucleare e dà nuovo slancio ai falchi dell'amministrazione americana che non condividono l'utilità della politica della mano tesa fin qui avuta dal presidente Obama.

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2009/09/iran-nucleare-secondo-impianto.shtml?uuid=e4cc04b6-a9af-11de-8a79-51afc910ccd2&DocRulesView=Libero



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24 settembre 2009
In ogni cosa...


In ogni cosa, di tanto in tanto, bisogna mettere un punto interrogativo, a ciò che a lungo si era dato per scontato.


P.A.




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23 settembre 2009
Azione/Definizione

Se un terrorista ammazza un soldato, resta un terrorista; se un soldato ammazza un terrorista, diventa un eroe; se un terrorista ammazza sè stesso, diventa un kamikaze; se un soldato ammazza sè stesso, diventa un suicida. A parità di azioni corrispondono differenti definizioni.


G. Anetrini



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27 agosto 2009
E Poi?

Vada per le cinture di sicurezza, per il telefono cellulare, per il note book, auricolari strapotenziate. ma da un orecchio solo, ma


LA SIGARETTA IN MACCHINA NON SI TOCCA!!!!!!!!!!



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POLITICA
2 luglio 2009
Pausa!
Piccolo periodo di pausa per impegni personali e lavorativi un pò pressanti. Il blog, ma non la sottoscritta, si prende un periodo di vacanza. 
Vi lascio con questa breve riflessione.
Ieri sera ho gradito e non poco, le parole di Bersani, neo candidato alle primarie del Partito Democratico. La sua è stata un'attenta analisi - e non un mea culpa - della situazione politica, non solo all'interno del PD, ma anche del nostro Paese. Il clima di questo ultimo periodo è davvero inquietante e preoccupante. Siamo governati dalla POCHEZZA.
Mi sono augurata che alle sue parole, seguano i fatti. C'è bisogno di un'opposizione seria che sicuramente Di Pietro et similia, populisti anche loro, non sono in grado di fare oltre ad un certo limite e quella che hanno messo in campo fino ad ora, mi pare propaganda alla stessa stregua di quella berlusconiana.
Il mio periodo sabbatico di riflessione è anche dovuto al fatto dello sconcerto nel quale sono caduta in seguito ad affermazioni di alcuni rappresentanti di un partito, che si definisce liberale, all'interno del quale militano persone che inneggiano al razzismo, anche politico,  alla pena di morte, all'omofobia. La pochezza di cui parlavo poc'anzi.
Siamo una Democrazia giovane nella quale si devono ancora imparare i veri principi liberali. Siamo governati da persone incapaci, truffaldine, ignoranti. Siamo governati da partiti politici che invece di indirizzare l'attenzione sui punti focali dei bisogni degli italiani, pensano esclusivamente a quelli personali. Sono nauseata dagli articoli che compaiono sui quotidiani stranieri che deridono e, non a torto, il nostro presidente del Consiglio, ma anche tutti noi, descrivendoci come un popolo bue. Sono altresì nauseta dalla disinformazione dei nostri mezzi di comunicazione.
Nei momenti di caos, quindi, è meglio mettersi in disparte e stare a guardare, senza dimenticare, tuttavia, che si può fare seria opposizione. Nelle avversità si comincia sempre dalle iniziative più piccole che, invetabilmente portano a quelle più grandi.
Prima di congedarmi, pubblico un discorso di Bob Kennedy. Risale al 1968, ma la sua attualità è straordinaria.
Mi piacerebbe che i visitatori di questo blog si fermassero a riflettere sulle sue parole.
Bastano 5 minuti. Cambiare si può davvero e noi, come popolo, abbiamo il diritto, ma anche il dovere di farlo.
Una buona estate e buone ferie per chi, ancora, se le può permettere



P.S. Non scomparirò. Per chi ha aderito al ricorso alla Corte di Giustizia Europea comunico che siamo a circa 5.000 adesioni.

http://www.youtube.com/watch?v=ByRGgj-nF_A



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1 luglio 2009
Sobrietà!
 

UDITE, UDITE!

Nuovo monito della Chiesa.
In questo momento di grave crisi economica, oltre a quella dei valori etici già iniziata da tempo, l'invito dei cardinali è alla Sobrietà ( attenzione, l'ho scritto con la lettera maiuscola).
In cosa?
Nel nostro stile di vita. Fin qui, nulla da eccepire, già ci eravamo arrivati noi, stringendo i cordoni della borsa, nonostante l'ottimismo - solo suo - di Silvio.
Poi?
Nel vestire: vestiamo con Sobrietà. Anche qui nulla da eccepire, visto il punto che precede.
Poi?
IN CAMERA DA LETTO
Vale a dire, fornichiamo meno. Perchè? Perchè si suda, fa caldo, poi accendiamo il condizionatore d'aria e consumiamo a dismisura energia elettrica, credo. Altra spiegazione davvero non la trovo

Buona giornata




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29 giugno 2009
Auguri!
 
A Tutti i Pietro/a Paolo/a



Bacio



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28 giugno 2009
Genio e sregolatezza
Chissà perchè, quando si "diparte", si diventa tutti più buoni.
Genio e sregolatezza di un uomo che, umanamente, parlandone da vivo, sicuramente non è stato un esempio da seguire.
Un uomo solo, che ha sempre negato le sue radici, cancellando, anche fisicamente, quello che poteva ricordare le sue origini. Tutto questo pagato a caro prezzo, con la vita.
Non sono bastate le assoluzioni dei Tribunali. Stroncato dai media, la sua, non è stata altro che la cronaca di una morte annunciata.
Una vita  coronata di successi, ma, soprattutto, di eccessi. E si sa che gli eccessi, a lungo andare, portano ai decessi.
Voglio ricordare di lui la sua musica. A quanto ha fatto divertire i "giovani" della mia generazione.
Ma, il resto, comunque, non si può dimenticare



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25 giugno 2009
Berlus...cane?

Berluscane: multato il cartello con il nome del cane


Giovedì, 25 Giugno 2009.
Cane Pastore Tedesco
Ognuno e’ libero di chiamare il proprio cane come meglio crede. E cosi’ Imerio Mariotto, che vive a Verona ed ha tre cani, ha deciso di chiamarne uno Berluscane: perche’? Semplice, perche’ nonostante l’eta’, questo pastore tedesco pareva gradire ancora molto la compagnia femminile. Mariotto e’ stato multato.



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17 giugno 2009
Modalità per sbattezzarsi
Praticamente tutti i bambini da piccoli, appena nati, ricevono il battesimo. Ma come fare se da grandi si decide di non volere piu’ abbracciare la fede cattolica? Cosa fare se si e’ atei e non si vuole far parte della Chiesa Cattolica, ingresso che avviene proprio con il battesimo? Ecco come ci si puo’ sbattezzare


A Milano la tendenza e’ ormai tracciata: e’ boom di richieste di sbattezzo, per non far parte piu’ della Chiesa Cattolica. Pensate che nel 2008 le richieste sono state 200, mentre sono state altrettante nei primi mesi del 2009, fino a maggio. Davvero una nuova moda per chi non crede.
 
A dirci come sbattezzarsi e’ l’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti. Con questa pratica si chiede di abbandonare la propria religione di appartenza. Monsignor Luigi Manganini ci spiega che parlare di sbattezzo non e’ proprio corretto: “E‘ del tutto fuori luogo parlare di sbattezzo dato che il battesimo e’ un sacramento irreversibile per chi crede, che non puo’ essere cancellato in alcun modo. Di fronte alla richiesta esplicita chi vuole sia attestato il suo abbandono della fede cattolica, la Chiesa si limita a segnalare questa volonta’ nel registro dov’era stato trascritto l’atto di battesimo“.
 
Il prelato poi continua: “Per prima cosa invitiamo il parroco a parlare con la persona che ha chiesto la cancellazione. Se poi questa insiste, cerchiamo di convocarla noi per un colloquio. Ma non vengono quasi mai. Si tratta infatti solitamente di persone molto determinate. Si prepara allora un documento della curia con il quale si autorizza il parroco che conserva il registro di battesimo a trascrivere la volonta’ espressa dal soggetto“.
 
Cosa viene scritto nella stessa pagina dove e’ stato registrato il battesimo? Ecco la frase: il signor tal dei tali “ha notoriamente abbandonato la fede cattolica“. Se poi si decide di riabbracciare la fede cattolica, si puo’ sempre fare…

L’APOSTASIA

Lo sbattezzo, visto dalla parte della Chiesa, si chiama apostasìa. Se da un punto di vista dottrinale è un peccato mortale, per il diritto penale della Chiesa, applicabile a tutti i battezzati, rappresenta invece un «delitto» (Codice di diritto canonico, can. 1041).

Ne consegue che, per la Chiesa cattolica, chi si proclama ateo e agnostico, anche se non si sbattezza, è da considerarsi un apostata, e pertanto soggetto alla scomunica latae sententiae (can. 1364), un tipo di provvedimento canonico che si applica automaticamente, anche se la Chiesa non è al corrente del “delitto” commesso (lo stesso provvedimento comminato dal codice, per esempio, alla fattispecie di aborto volontario).

Le conseguenze dell’apostasia e della relativa scomunica sono:

  • esclusione dai sacramenti;
  • privazione delle esequie ecclesiastiche in assenza di segni di pentimento;
  • esclusione dall’incarico di padrino o madrina per battesimo e confermazione;
  • necessità della licenza del vescovo per l’ammissione al matrimonio canonico.

Fatevi un giro su UAAR. Molto interessante

Saluti



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diritti
12 giugno 2009
Disobbedienza civile = REATO
  1. Si parte da un cambiamento sulle modalità di autorizzazione delle intercettazioni. Saranno 3 giudici e non più uno a decidere se concederle, e solo «quando si riscontrino gravi indizi di colpevolezza e l’intercettazione è assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione dell’indagine». Per mafia e terrorismo bastano invece i «sufficienti indizi di colpevolezza». Anche per le registrazioni audiovisive, autorizzate solo se c’è il «fondato motivo di ritenere che nei luoghi ove e’ disposta si stia svolgendo attività’ criminosa». La legge, inoltre , mette un limite di tempo, con annessa proroga qualora siano emersi nuovi elementi (30 giorni +15 e 40 + 20 per mafia).
  2. Le intercettazioni per indagini contro ignoti vengono autorizzate solo se la persona offesa ne fa richiesta.
  3. Le intercettazioni di un’indagine non potranno essere usate per altri procedimenti. Questa regola non vale per mafia e terrorismo.
  4. Le intercettazioni ambientali saranno possibili solo nei luoghi in cui vi è motivo di ritenere che si sta compiendo un’attivita’ criminosa. Nei procedimenti di mafia e terrorismo, però, l’ascolto delle comunicazioni fra presenti è consentito anche se non vi è motivo di ritenere che si stia svolgendo l’attività criminosa.
  5. Le spese vanno segnalate e trasmessa ogni 31 marzo, per essere valute e controllate.
  6. «E’ vietata la pubblicazione anche parziale o per riassunto o del relativo contenuto di atti di indagine preliminare nonché di quanto acquisito al fascicolo del pubblico ministero o del difensore, anche se non sussiste più il segreto, fino a che non siano concluse le indagini preliminari, ovvero fino al termine dell’udienza preliminare». Non possono essere diffusi nome e immagini del magistrato competente, a meno che «la rappresentazione dell’avvenimento non possa essere separata dall’immagine del magistrato». C’è il divieto di pubblicazione delle intercettazioni per cui è stato ordinata la distruzione: pena da 1 a 5 per il pubblico ufficiale, carcere da 1 a tre anni, che salgono a 8 per i giornalisti, commutabile in una pena pecuniaria fino a 10mila euro. Sono previste multe anche per gli editori.
  7. Nuova norma anche per gli 007, con richiesta di autorizzazione presentata entro cinque giorni dal procuratore della Repubblica al procuratore generale che chiederà entro un mese il via libera al presidente del Consiglio. Si potrà procedere solo se entro questo arco di tempo il Governo non avrà deciso di porre il segreto. Non e’ comunque in ogni caso precluso all’autorità giudiziaria di procedere – si legge nel testo – in base ad elementi autonomi ed indipendenti dalle informazioni coperte dal segreto. Quando è sollevato conflitto di attribuzione nei confronti del presidente del Consiglio dei ministri, se questo viene risolto nel senso dell’insussistenza del segreto, non puo’ più opporlo in riferimento al medesimo oggetto. Chi rivela notizie su atti o documenti coperti dal segreto relativi ad un procedimento penale viene punito con la reclusione da uno a cinque anni. Pena aumentata – si legge ancora nel nuovo testo del Governo – se il fatto riguarda comunicazioni di servizio di appartenenti ai Servizi.
  8. Un archivio presso la Procura custodirà le telefonate e i verbali. Ai procuratori generali presso le corti di appello e ai procuratori della Repubblica competenti per territorio il potere di gestione e controllo dei centri di intercettazione e di ascolto.
  9. Il pubblico ministero potrà chiedere anche i tabulati telefonici, quando vi siano casi d’urgenza. Quando, cioè, vi è fondato motivo di ritenere che dal ritardo possa derivare grave pregiudizio alle indagini. Lo potra’ fare per tutti i reati previsti dall’articolo 266 del codice di procedura penale con un decreto motivato e non successivamente modificabile, da comunicare al tribunale entro ventiquattro ore. Il tribunale dovrà, a sua volta, decidere entro 48 ore dal provvedimento se convalidare o meno la richiesta. In caso di mancata convalida, l’acquisizione dei dati non puo’ essere proseguita e i risultati di essa non possono essere utilizzati.
  10. In caso di fuga di notizie, il magistrato o il pubblico ufficiale responsabili di non avere vigilato sono passibili di una ammenda che va dai 500 ai 1032 euro.
  11. La Rete. Nel ddl si parla anche di internet. Il testo introduce nel nostro Ordinamento l’obbligo di rettifica di qualsiasi articolo su richieda della persona “offesa” entro 48 ore, pena una sanzione pecuniaria , da 7.500 a 12.000€ per tutti i titolari di “siti informatici”. Si reintroduce anche il reato di istigazione alla disobbedienza civile, con il quale sarà possibile, senza l’intervento della Magistratura, intimidire e zittire qualsiasi voce di dissenso.

Firma l’appello di Repubblica contro il ddl intercettazioni

REATO DI ISTIGAZIONE ALLA DISOBBEDIENZA CIVILE?

QUESTO BLOG CHIUDERA' PRESTO, INSIEME A QUALCUN ALTRO






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10 giugno 2009
Dedicato ad un'Amica
 Mano a mano passa il tempo noi donne aumentiamo di peso. Ciò avviene perchè  nella nostra testa accumuliamo molte informazioni.
Però ovviamente, arriva un momento in cui tante informazioni non entrano più nella nostra testolina. Così questa dati accumulati cominciano a distribuirsi in tutto il corpo. E ora capisco tutto….
Non ho chili in eccedenza!! 
Non sono grassa!!
Sono colta!!
MOOOLTO colta!!
PER TUTTE LE DONNE STUPENDE CHE STANNO LEGGENDO... 
La vita NON dovrebbe essere un viaggio verso la tomba con l’intenzione  di arrivarci in buona salute e con un corpo attraente e ben curato,
 piuttosto  deliziarsi in vita, con cioccolato in una
mano, vino nell’altra,
e arrivarci con il corpo stanco morto, completamente consunto e gridando
CHE BELLA PASSEGGIATA!!!!!!
SI SIGNORI!!
SIAMO PERFETTE….
Perchè:
Non  restiamo calve.
Abbiamo un giorno internazionale  e  un altro nazionale.
Possiamo  usare sia il color rosa che l’azzurro.
Facciamo tuuuuuutto quello che fa l’uomo,
E CON CON I TACCHI ALTI…!!!
Hai capito mia cara amica?



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diritti
4 giugno 2009
Memoria alla Corte Europea

CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO

- Sezione Seconda -

Consiglio d’Europa – Strasburgo, Francia

 

 

Ricorsi nr. 11929/08 - 15726/08

Anetrini e Alessio - ARATO E ALTRI c. Italia

 

 

Nell’interesse dei ricorrenti suindicati, il sottoscritto difensore di fiducia rassegna alla Corte ecc.ma la seguente

M E M O R I A

Integralmente richiamate le considerazioni svolte nell'atto introduttivo del ricorso e nella successiva memoria dimessa alla valutazione di codesta Ecc.ma Corte, non resta che rassegnare le definitive proposizioni: a giustificazione della richiesta inoltrata, ma, anche e soprattutto, a dimostrazione della indiscutibile illegalità delle norme oggetto di denuncia.

Con sentenza nr. 203 del 27 giugno 1975, la Corte Costituzionale della Repubblica italiana dirimeva un incidente di legittimità costituzionale inerente un tema analogo a quello di cui si discute in questa sede.

La chiarezza delle espressioni utilizzate e dei principi invocati nella decisione in argomento esonera lo scrivente difensore da una sintesi che non renderebbe giustizia al Giudice delle Leggi Italiane e rende evidente il conflitto insanabile tra la vigente legge elettorale e l'art. 3 del protocollo integrativo della CEDU.

Afferma, dunque, la Corte Costituzionale della Repubblica Italiana: " Il legislatore ordinario ha voluto dare all'art. 49 Cost. un contenuto concreto e specifico coll'attribuire alle formazioni politiche un ruolo autonomo in materia di elezioni determinando uno stretto rapporto tra partiti ed elettori. Tale ruolo trova il suo logico e naturale sviluppo nel potere riconosciuto a dette formazioni di designare propri candidati al fine di meglio garantire la realizzazione di quelle linee programmatiche che esse sottopongono alla scelta del corpo elettorale.

Una volta riconosciuta legittima, in linea di principio, la scelta operata dal legislatore di concedere alle formazioni politiche la facoltà di presentare proprie liste di candidati, nessuna rilevanza costituzionale può assumere la circostanza che lo stesso legislatore le ha lasciate libere di indicare l'ordine di presentazione delle candidature.

Le modalità e le procedure di formazione della volontà dei partiti o dei gruppi politici occasionali - che sovente sorgono per le elezioni amministrative in dipendenza di situazioni ambientali - e previste dalle leggi elettorali, non ledono affatto la libertà di voto del cittadino, il quale rimane pur sempre libero e garantito nella sua manifestazione di volontà, sia nella scelta del raggruppamento che concorre alle elezioni, sia nel votare questo o quel candidato incluso nella lista prescelta, attraverso il voto di preferenza. Non si può parlare, pertanto, di costrizione o di influenza psicologica e tanto meno di conzionamento dell'elettore. Il sistema elettorale tende solo a creare un rapporto conoscitivo tra un dato raggruppamento politico e il cittadino elettore, senza incidere in alcun modo sulla piena libertà di questo. In sostanza l'indicazione preferenziale da parte del partito di un candidato, normalmente realizzata attraverso il «capo lista», assume per l'elettore, che intende votare per quel partito, un carattere meramente indicativo, e non già di imposizione di scelta. D'altra parte, sia la scelta effettiva dei candidati, sia il loro ordine di elencazione è fatto interno proprio delle organizzazioni promotrici, estraneo pertanto, al contenuto e allo svolgimento sostanziale delle elezioni."

Le proposizioni che precedono si attagliano mirabilmente al caso in esame e definiscono in modo inequivocabile l'ubi consistam - in un ordinamento che voglia essere e non soltanto definirsi democratico - della libertà di scelta del cittadino elettore.

Ferma la facoltà dei partiti nella compilazione delle liste e nella assegnazione dei posti all'interno delle medesime, il cittadino - quello libero, non il suddito - può operare la selezione e indicare il candidato che ritiene più idoneo a realizzare il programma politico, ovvero quello che più gli aggrada. Quello che è certo, comunque, è che il diritto alla libera scelta tra i candidati rappresenta diretta derivazione del principio di sovranità popolare affermato dalla Costituzione nel suo primo e fondamentale articolo e consente di scongiurare il pericolo di  condizionamento e la costrizione indotti, invece, dalla vigente legge elettorale. Dunque, questo diritto non può, in alcun modo, essere annichilito, conclulcato o compresso da un potere privo di giustificazione e fondamento giuridico, quale è quello dei partiti politici nel sistema italiano[1].

La rivendicazione del rispetto di un diritto di libertà, affermato dalla ( troppe volte negletta) Costituzione della Repubblica Italiana e tutelato dalla Convenzione si traduce, insomma, nella invocazione a codesta Ecc.ma Corte affinché, riconoscendo la fondatezza del ricorso, contribuisca a ristabilire, in questa Repubblica, quella legalità la cui violazione rappresenta un vulnus gravissimo per le più elementari regole democratiche.

 

Con osservanza,

Torino, 29 maggio 2009

Mauro ANETRINI, avvocato



[1] Il che vale quanto dire che, ferma la legittimità della scelta dei candidati da parte delle formazioni politiche, l'opzione in favore dei candidati non può subire ulteriori restrizioni. Le norme attualmente vigenti, al contrario, non prevedono( anzi: non consentono, pena la nullità del voto) alcuna opzione, ma impongono una lista pre - confezionata con modalità che sfuggono ad ogni controllo democratico e non producono alcuna forma di responsabilità politica.



RICORDO PER LE ADESIONI ( vedi post 29.05.09)


paola.alessio@yahoo.it

mauro.anetrini@tiscali.it


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diritti
29 maggio 2009
Ricorso alla Corte di Giustizia Europea

 Nel mese di febbraio 2008, io e mio figlio presentavamo il presente ricorso alla Corte di Giustizia Europea su iniziativa di un avvocato torinese, mio difensore. Stante la comunicazione odierna  da parte della Corte medesima di una fissazione a breve dell'udienza riservata alla discussione del difensore,  chiedo la cortesia di qualche adesione.  Sarà mia cura pubblicare la memoria difensiva, a sostegno del ricorso, che in data odierna, il nostro difensore farà pervenire alla Corte di Strasburgo.


Se il tutto andasse a buon fine e di ragioni ve ne sono da vendere, a prescindere dal colore o dall'appartenenza politica, sarebbe l'inizio di una vera rivoluzione.

Un saluto

 

 

CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO

 

Consiglio d’Europa – Strasburgo, Francia

 

 

 

 

RICORSO

 

Presentato in applicazione dell’articolo 34 della Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo

e degli articoli 45 e 47 del Regolamento della Corte

 

 

 

I

Le Parti

 

 

ALESSIO Paola, di sesso femminile, di nazionalità italiana, omissis...DATI PERSONALI, rappresentata, assistita e difesa, come da procura in calce al presente atto, dall’Avvocato Mauro ANETRINI, iscritto all’Albo degli Avvocati di Torino, abilitato al Patrocinio avanti le Giurisdizioni Superiori, con domicilio in Torino, via XX settembre 65, tel. +39011531744 - +39011531100(fax)

 Ricorre contro

 La Repubblica Italiana, in persona del Presidente del Consiglio dei Ministri pro tempore, Prof. Romano Prodi.

 

Per denunciare la violazione dell’art. 3 del Protocollo Addizionale della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e la mancanza di libere elezioni nel territorio della Repubblica Italiana, nei termini infra specificati.

 

II

Il Fatto

 

Premessa

 

Le ragioni poste a base del presente ricorso trovano fondamento nella conclamata violazione dell’articolo 3 del Protocollo addizionale alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali.

In particolare, il ricorrente lamenta – nei termini che verranno esposti nel presente ricorso – l’esistenza, in Italia, di una legge elettorale per l’elezione dei rappresentanti del popolo al parlamento della Repubblica che confligge con la disposizione della Convenzione citata, secondo la quale gli Stati che hanno sottoscritto la Convenzione medesima si impegnano a garantire condizioni tali da “ assicurare la libera espressione dell’opinione del popolo sulla scelta del corpo legislativo”.

 

Esposizione del fatto.

 

La Costituzione Italiana, nel suo primo e fondamentale articolo, afferma:            ” 1. L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

 

La Costituzione Italiana regola nel modo seguente i rapporti politici:

“TITOLO IV

Rapporti politici

48. Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.

Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.

La legge stabilisce requisiti e modalità per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all'estero e ne assicura l'effettività. A tal fine è istituita una circoscrizione Estero per l'elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge.

Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge

49. Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale

50. Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità

51. Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini.

La legge può, per l'ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive, parificare ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica.

Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro.”

 

Il Parlamento italiano è composto dalla Camera dei Deputati e dal Senato della Repubblica. Della prima fanno parte 630 deputati; del secondo, 315 senatori.

La Costituzione, in ordine alla elezione dei rappresentanti del popolo, così si esprime:

“56. La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto.

Il numero dei deputati è di seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero.

Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno della elezione hanno compiuto i venticinque anni di età.

La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione, per seicentodiciotto e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti ”

 

“57. Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero.

Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero.

Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sette; il Molise ne ha due, la Valle d'Aosta uno.

La ripartizione dei seggi fra le Regioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta dall'ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei resti più alti.”

 

Ovviamente, la Carta Fondamentale non disciplina in modo analitico le modalità di elezione dei parlamentari della Repubblica, ma si limita ad enunciare – fermo il canone fondamentale di cui all’articolo 1, secondo il quale la sovranità appartiene al popolo – i principi ai quali deve attenersi il legislatore ordinario.

 

Le elezioni dei Deputati sono regolate, allo stato, dal DECRETO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 30 marzo 1957, n. 361.Approvazione del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati.

Per quanto riguarda, invece, le elezioni dei membri del Senato della Repubblica, è stato emanato il DECRETO LEGISLATIVO 20 dicembre 1993, n. 533.Testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione del Senato della Repubblica.

Le due leggi appena citate sono state modificate dalla LEGGE 21 dicembre 2005, n. 270.Modifiche alle norme per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Questa Legge è stata pubblicata nella Gazz. Uff. 27 dicembre 1993, n. 302, Supplemento Ordinario ed è tuttora vigente sebbene alcune parti di essa siano sottoposte a referendum abrogativo ex art. 75 della Costituzione, in attesa di celebrazione.

 

Fatta questa premessa, è opportuno indicare le norme che caratterizzano l’attuale assetto normativo in tema di elezione dei candidati, allo scopo precipuo di rendere evidente come le medesime norme si pongano, all’evidenza, in evidente conflitto con i principi costituzionali della repubblica Italiana e con i principi della Convenzione dei Diritti dell’Uomo, ai quali, in forza dell’articolo 10 della Costituzione Italiana, è attribuito il medesimo rango.

In riferimento alla elezione dei rappresentanti del Popolo presso la Camera dei Deputati, la Legge 21 dicembre 2005 ha introdotto i seguenti principi:

1.      È adottato il metodo proporzionale “puro”, con attribuzione di premio di maggioranza su base nazionale;

2.      È ammessa la presentazione di liste o di coalizioni;

3.      Sono fissati requisiti minimi per l’accesso alla ripartizione dei seggi (quorum);

4.      Il cittadino assegna il voto alla coalizione ovvero alla lista, senza tuttavia esprimere alcuna preferenza: “ «L'elettore, senza che sia avvicinato da alcuno, esprime il voto tracciando, con la matita, sulla scheda un solo segno, comunque apposto, nel rettangolo contenente il contrassegno della lista prescelta».( art.10)

Quanto al Senato della Repubblica, la medesima Legge ha previsto quanto segue:

1.      È adottato il metodo proporzionale, con premio di maggioranza su base regionale;

2.      È ammessa la presentazione di liste o di coalizioni di liste;

3.      Sono fissati requisiti minimi per l’accesso alla ripartizione dei seggi (quorum);

4.      Il voto si esprime tracciando, con la matita, sulla scheda un solo segno, comunque apposto, nel rettangolo contenente il contrassegno della lista prescelta. ( art. 14)

 

Tralasciando le numerose riserve formulate nei confronti della Legge nr. 270 del 2005[1], giusta l’inconferenza rispetto ai temi oggetto del presente ricorso, si richiama l’attenzione della Corte Ecc.ma sugli articoli 10 e 14 della stessa Legge, i quali regolano le modalità di espressione del voto, alle quali sono collegate le modalità di assegnazione dei seggi e, dunque, di elezione dei Deputati e dei Senatori della Repubblica.

In particolare, è doveroso sottolineare e farne oggetto di espressa denuncia l’assenza di possibilità di scelta da parte dell’elettore, il quale, contrariamente a quanto afferma l’articolo del Protocollo addizionale della Convenzione ed al generale principio che assegna al popolo la sovranità, può soltanto conferire la propria preferenza ad una lista – scelta e confezionata senza che l’elettore possa in alcun modo intervenire, neppure indirettamente -, nella quale ciò che conta è l’ordine in cui sono disposti i candidati,  ma non dispone del diritto di scegliere tra i vari candidati, i quali verranno eletti non già in forza del giudizio degli elettori, bensì sulla base del numero d’ordine loro assegnato dai compilatori delle liste.

Con il risultato che la posizione in lista determina l’elezione, non il libero voto o la libera scelta degli elettori.

 

 

III

Il Vulnus all’articolo 3 della Convezione ed ai principi della Costituzione Italiana.

Ciò posto, appare del tutto evidente che risultano gravemente violati:

l’articolo 1 della Costituzione Italiana, che individua nel popolo il sovrano reale della Repubblica, riservando ai suoi rappresentati la sovranità legale.

Secondo la Legge attualmente vigente, l’elettore – che è cittadino e compone il corpo elettorale attraverso il quale si esprime il popolo – non può in alcun modo partecipare alla scelta dei suoi rappresentanti tra i veri candidati iscritti nella lista: non nella fase in cui vengono composte le liste, alla quale resta del tutto estraneo, non esistendo, in Italia, il c.d. sistema delle primarie regolato per legge; ma neppure nella fase della elezione, derivando la stessa da un fatto eterogeneo rispetto alle dinamiche sulle quali si fonda una democrazia moderna. Con riserva, di ulteriori approfondimenti, il dato di tutta evidenza è la spoliazione totale ed assoluta della sovranità popolare sulla quale si fonda la Repubblica e con conseguente annichilimento del diritto di ogni elettore ad esprimere liberamente un voto non soltanto in favore di una formazione politica, ma, anche e soprattutto, di una persona, ritenuta idonea e meritevole di assumere il ruolo rappresentativo, che non può non scaturire dalla volontà dei cittadini rappresentati. Il concetto di sovranità, infatti, non può essere circoscritto alla mera personalizzazione del ruolo politico degli eventuali leaders delle coalizione in contesa, ma si realizza, in concreto, mediante la piena ed incondizionata attuazione dei precetti posti a base di uno Stato davvero democratico, nel quale l’elettore, attraverso l’adesione o il dissenso ai programmi e alle persone esercita il primo e più importante diritto di cui consta la cittadinanza.

L’articolo 10 della Costituzione Italiana e l’articolo 3 del Protocollo addizionale della Convezione dei Diritti dell’Uomo, la quale parla espressamente di scelta, con ciò riferendosi alla possibilità di opzione che non può essere circoscritta alle sole liste, ma deve estendersi anche alla selezione di coloro che, a mente dell’articolo 67 della Costituzione Italiana, rappresentano, singolarmente e nel complesso della camera di appartenenza, la nazione. In Italia, allo stato, i rappresentanti vengono designati e non eletti: non sono scelti; non è ammessa opinione alcuna; non esiste libertà

Con questa Legge l’Italia, si colloca al di fuori del contesto di democrazia al quale si ispirano le grandi nazioni dell’Europa e tradisce, oltre alla legalità repubblicana, un patto sottoscritto, ratificato ed al quale è, per costituzione, attribuito rango fondamentale nel sistema. Il vulnus per i diritti dell’elettore è addirittura clamoroso e non abbisogna di ulteriori commenti.

Spiace, al ricorrente, evidenziare alla Corte ecc.ma l’assoluta mancanza del benché minimo sussulto nell’intero mondo politico ed istituzionale italiano. In questi giorni, in questo Paese, è in corso la campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento. La probabile composizione delle - nuove – Camere, fatti salvi i premi di maggioranza ( sui quali, pure, molto vi sarebbe da dire), sarà nota alla data di presentazione delle liste, giacché è evidente che la semplice collocazione in posizione apicale in una certa lista è garanzia di elezione, mentre l’appostazione in posizioni di rincalzo rappresenta certezza di esclusione. Se, poi, si pensa al fatto che le liste vengono discusse, decise e confezionate presso le segreterie dei partiti politici, è agevole comprendere che nessun dissenso alla volontà del leader può essere tollerato. Dunque, non è soltanto compromesso il diritto alla scelta del cittadino elettore; è letteralmente devastato il principio di rappresentanza che lega – senza vincolo di mandato – l’eletto al corpo dei cittadini e che costituisce corollario essenziale del diritto alla libera indicazione del voto in un sistema democratico.

Il tradimento delle garanzie costituzionali e convenzionali consumato in danno dei cittadini esige una risposta immediata, che possa contribuire a rimuovere  ostacoli degni di un sistema totalitario che offendono profondamente il senso di democrazia del popolo italiano.

La comunità internazionale è solita inviare osservatori in occasione di consultazioni elettorali in paesi nei quali si teme che esistano fattori di condizionamento della libera espressione del voto. Dalla esposizione che precede si ricava che l’Italia necessita di osservatori anche nella fase di compilazione delle liste: ciò che, a ben vedere, è ancora più grave ed evoca ricordi di un triste passato.

 

IV

La Mancanza di rimedi alternativi al ricorso alla Corte.

Il vulnus ai fondamentali diritti di libertà si consuma definitivamente – si vorrebbe dire: irrimediabilmente - giusta la mancanza di rimedi giurisdizionali alla descritta situazione. In Italia, com’è noto, è accolto il principio della separazione dei poteri, anche a protezione dei diritti politici dei rappresentanti del popolo. Ebbene: l’elettore che intenda esprimere, come esprime il ricorrente, il dissenso e la protesta verso l’attuale assetto normativo e rivendicare il fondamentale diritto riconosciuto dalla Convenzione non può adire alcuna Autorità, né Giudiziaria, né Amministrativa, né, tanto meno, lato sensu politica, essendo riservato alle Camere, secondo le rispettive attribuzioni, il giudizio sulla regolarità, formale e sostanziale, delle consultazioni elettorali. Inoltre, poiché il giudizio sulla conformità a Costituzione di una Legge o di parte di essa è attribuito alla Corte Costituzionale della Repubblica Italiana, la quale, tuttavia, giudica soltanto in via incidentale, nessun giudizio, nel quale eventualmente sollecitare l’incidente di costituzionalità, può essere instaurato. Ne deriva che neppure l’Organo che custodisce la legalità costituzionale può essere adito dal ricorrente. Soltanto codesta Corte, pertanto, può conoscere del fatto ed emettere una decisione idonea a ristabilire il diritto violato.

 

V

Le Richieste

Unico rimedio, in questo contesto, è il ricorso diretto a codesta ecc.ma Corte, la quale, essendo organo giurisdizionale,:

-         È competente a conoscere del ricorso, essendo denunciata la violazione della Convenzione che fonda le attribuzioni della Corte medesima;

-         Dispone dei poteri necessari a richiamare la Repubblica Italiana al rispetto delle più elementari regole di una moderna democrazia, applicando una sanzione, promuovendo la sospensione della consultazione elettorale in corso, ovvero annullando le elezioni, stabilendo, infine, un risarcimento del danno in capo al ricorrente.

Pertanto, tutto ciò premesso, il ricorrente, come sopra rappresentato e difeso, chiede che la Corte voglia:

-         dichiarare che gli articoli 10 e 14 della Legge Italiana numero 270 del 2005 sono contrari all’art. 3 del Protocollo addizionale della Convezione europea dei Diritti dell’Uomo e conseguentemente,

-         sospendere le consultazioni elettorali attualmente in corso in Italia, ovvero,

-         annullare, se del caso, le elezioni del 13 – 14 aprile 2008, e inoltre,

-         sanzionare la Repubblica Italiana, intimando alla stessa di adottare una legge elettorale conforme ai principi della suddetta convenzione e

-         assegnare al ricorrente , a titolo di risarcimento del danno, la somma di € 1,00.

 

Con il favore delle spese di giudizio e di rappresentanza.

 

Allegati:

1.      Costituzione della Repubblica Italiana;

2.      DECRETO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 30 marzo 1957, n. 361.Approvazione del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati

3.      DECRETO LEGISLATIVO 20 dicembre 1993, n. 533.Testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione del Senato della Repubblica.

4.       LEGGE 21 dicembre 2005, n. 270.Modifiche alle norme per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.

5.      Certificato di iscrizione nelle liste elettorali del ricorrente

 

Con riserva di ulteriori produzioni, allegazioni, integrazioni e memorie.

 

Torino, 25 febbraio 2008

 

Paola ALESSIO

 

Mauro ANETRINI, avvocato in Torino

 

Io sottoscritta, Paola ALESSIO, DATI PERSONALI, delego a rappresentarmi e difendermi in relazione al sopraesteso ricorso, l’avvocato Mauro ANETRINI, del foro di Torino, con Studio in Torino, via XX Settembre 65, al quale conferisco ogni più ampio potere e facoltà, ivi compreso quello di sostituirmi, rappresentarmi, sottoscrivere per mio nome e conto atti inerenti la presente procedura giudiziaria, accettare e sottoscrivere transazioni, presenziare al processo in mia vece. Il Tutto senza che nessuno, mai, possa opporre carenza di poteri o di legittimazione e con promessa de rato et valido.

 

Torino, 25 febbraio 2008

 

Paola ALESSIO



[1] Quali, ad esempio, quelle inerenti la mancanza di pre – determinazione di una soglia minima di quorum sulla scorta del quale assegnare il premio di maggioranza…




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POLITICA
25 maggio 2009
Panem et circenses

Dal poeta latino Giovenale.

Questo poeta fu un grande autore satirico: amava descrivere l'ambiente in cui viveva, in un'epoca nella quale chi governava si assicurava il consenso popolare con elargizioni economiche e con la concessione di svaghi (in questo caso le attività circensi che si svolgevano negli anfiteatri quali il colosseo romano) a coloro che erano governati.

Per estensione, la locuzione è stata successivamente usata, soprattutto in funzione critica, per definire l'azione politica di singoli o gruppi di potere volte a attrarre e mantenere il consenso popolare mediante l'organizzazione di attività ludiche collettive, o ancor più specificatamente a distogliere l'attenzione dei cittadini dalla vita politica in modo da lasciarla solo alle élite. Con intenzione simile, si è usata l'espressione Feste, farina e forca per definire la vita nella Napoli del periodo borbonico, in cui all'uso di feste pubbliche e di distribuzioni di pane si accompagnava la pratica di numerose impiccagioni pubbliche come dimostrazione della capacità del potere politico di assicurare il mantenimento della legalità.

L'espressione "Panem et Circenses" rappresentava un meccanismo di potere influentissimo sul popolo romano, era la formula del benessere popolare e quindi politico; un vero strumento in mano al potere per far cessare i malumori delle masse, che con il tempo ebbero voce proprio nei luoghi dello spettacolo.

Poco o nulla è cambiato dai tempi dell'antica Roma. Quanto è successo ieri pomeriggio allo stadio di San Siro, ovvero le contestazioni dei tifosi rivolte a Berlusconi, rappresentano l'inizio della fine e non soltanto quale presidente del Milan, ma, soprattutto, quale Presidente del Consiglio.

Un popolo, anche bue, prima o poi si accorge di essere stato abbindolato, soprattutto quando le promesse non sono e non saranno mantenute. Si comincia dagli scudetti non vinti, con tanto di fischi e striscioni, per passare alla lotta di piazza per i diritti violati.

Vera operazione di marketing di un prodotto che è un bluff. Le ultime figuracce, poi... Di fronte alle accuse dell'opposizione inerenti il rifiuto di comparire in Parlamento e replicare sui fatti Noemi e dell'ancor più grave vicenda Mills, ha risposto :" Io non risponderò, perchè gli italiani sono come me!" Beh, mio caro - si fa per dire - premier, temo per lei che non sia proprio così.". Nessuno di noi che l'abbia votato o meno, si renderà complice delle sue misfatte.

In cuor mio sono convinta che si tratti dell'inizio della fine e non della fine dell'inizio


“Se vendi Kakà per risanere la società e non spendi più i tuoi milioni, caro Berlusconi grazie di tutto e vai fuori dai coglioni. Devi spendere!!!” oppure “Sono anni che compri bidoni e figurine. Quest’anno chi compri… Le veline?”.


Ciao




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24 maggio 2009
Ciao!
 

Non ci sono, ma lasciate un messaggio!
Con questo, chiudo le "danze"
Come questo, dico Ciao

http://www.youtube.com/watch?v=70AgyIEnBRE

A presto



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21 maggio 2009
Tango argentino

E’ stato definito:” un pensiero triste che si balla” e in altri mille modi, ma il tango nacque come danza e morirà come danza!

Nella seconda metà dell’ottocento Buenos Aires è come un grande crogiuolo nel quale le diverse culture degli immigrati, differenti ma uniti dalla stessa miseria, si fondono fino a creare qualcosa di nuovo e di assolutamente originale: il Tango.

L’origine è controversa e tuttora discussa ma è talmente ricco e vario l’apporto di molte culture che tutti noi, ascoltando la sua musica, vi ritroviamo l’eco delle nostre passioni primordiali, la nostalgia, la malinconia… tutto un bagaglio di emozioni e di ricordi.

In Argentina si dice. “un tango, una vita “, e in effetti, questa coppia, questo serrarsi dei corpi, esprime tutta la necessità dell’abbraccio, la necessità di non essere soli, la fuga dal vento delle guerre e dalla miseria.

Juan C. Copes, uno dei grandi coreografi e ballerini, padre del tango moderno , così descrive la coppia allacciata nel ballo:

“…la vedo come una massa unica, composta da una testa e quattro gambe, aggrappati e con un intimo anelo: che l’orchestra non arrivi al finale.”

Nel corso degli anni questa danza si evolve e personalizza sempre più differenziandosi e caratterizzandosi, va perdendo il suo stampo da “ bassifondi” e il carattere “ maschilista “ delle origini per trasformarsi nell’equilibrio perfetto della coppia: ciò che è più simile all’amore nella vita reale, è lei ed io…o io e lei….o, per meglio dire , noi due, solo noi due…..

La coppia del tango argentino può esistere solo nel rispetto e nell’ascolto del corpo e delle esigenze dell’altro, esige abbandono e fiducia, accettazione creativa del proprio ruolo, l’uomo guida e la donna è “seguidora “.

Il primo requisito di un alunno, non importa la sua età, è che “senta” il tango e desideri ballarlo; il maestro sarà per lui un parametro e una guida , colui che lo assisterà nei primi, incerti passi e che lo porterà a decifrare i vari codici del tango e le prime semplici figure, che gli insegnerà a fare il silenzio dentro di sé per poter sentire la musica e il corpo del partner.

Non è facile definire questa danza: il tango è sensuale, non erotico, insinua, non è aggressivo, è debole, forte, ingegnoso, mentale, brusco, dolce, felino, arrogante, ipocrita, sensibile, infine…..è umano! E soprattutto è uno degli esercizi corporei più completi del mondo, perché intervengono tutti gli organi e i sentimenti di una coppia.

E ora, sì….Un uomo e una donna di fronte, suona un tango, si guardano negli occhi, alzano lentamente le braccia……è l’inizio di…una storia d’amore lunga tre minuti….

http://www.youtube.com/watch?v=wZk-LJ_KCMg




permalink | inviato da ilblogdipaola il 21/5/2009 alle 9:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
SOCIETA'
20 maggio 2009
Mamma a tutti i costi?
Questa è la storia di una donna come tante.
Dopo parecchi anni di matrimonio con Claudio, Simona decide di consultare un ginecologo, perchè non riesce ad avere un figlio. Il medico è categorico. A causa di una malformazione congenita mai riscontrata fino a quel momento, Simona non potrà mai avere un bambino.
La coppia decide, di comune accordo, di affidarsi ad un'adozione internazionale. Inizia il calvario.
Viaggi, avvocati, psicologi, associazioni  e chi più ne ha, più ne metta. Sono motivati e decidono di proseguire anche e nonostante le enormi spese che, di volta in volta, devono affrontare. Gli anni passano, ma di adozione non se ne parla.
Finalmente, dopo quattro lunghi anni, arriva la bella notizia. C'è, però,  un piccolo problema. Dopo quattro anni la coppia è entrata in crisi. Claudio si innamora di un'altra donna e Simona ne viene a conoscenza. I due decidono di separarsi, ma "in casa", a causa delle ingenti spese sostenute per l'adozione. Simona vuole a tutti i costi un figlio, ma come è risaputo, la legge italiana non ammette l'adozione su richiesta di un single. Decide, comunque, di parlarne con il marito, il quale si dichiara ancora disponibile: la condizione è che si mantenga lo stato di fatto della separazione "ufficiosa".
Simona ha quarant'anni e, anche volendo rifarsi una vita con un altro uomo, non riuscirebbe mai ad avere un bambino. Il suo desiderio di maternità è così forte che sarebbe disposta ad accettare le condizioni poste dal marito.
Io non so come potrete pensarla Voi, ma io, in tutta onestà, considero la vicenda molto anomala.
Da un lato un forte desiderio di maternità; dall'altro un amore finito da tempo, una seprazione di fatto. Prendo un attimo le distanze dalla coppia e volgo la mia attenzione all'"adottando".
Mi sono posta molte domande.
Quale male sarebbe crescere un bambino in un ambito familiare, dove non c'è più amore e, forse, come pare, nemmeno più il rispetto per l'altra persona.
Sarebbe allora meglio crescere in un istituto o, peggio, in un luogo, magari dove sono in corso guerra, fame e distruzione?
Se il tentativo fallisse? Se la coppia si seprasse dopo l'adozione, il bambino tornerebbe in un istituto.
Il mio pensiero è rivolto, soprattutto, al bene del bambino. 
Le risposte a questo quesito non sono facili. Questa lettera, che chiamo richiesta di aiuto da parte di una donna, merita comunque delle risposte.

Una buona giornata






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19 maggio 2009
Incontri e scontri!
 
G8 Universitario.
Facoltà di Giurisprudenza chiusa da una settimana, perchè le avvisaglie annunciate si sono già dimostrate ieri per le vie del centro di Torino. Rettori scortati dalle Forze di Polizia.
Oggi sono previsti scontri e, dico io, speriamo non ci scappi il morto.
Le Forze di Polizia hanno ricevuto l'ordine di andarci leggero, perchè tra i manifestanti anarchici e non, ci sono noti figli di papà della Torino bene e di politici.
Torino è blindata ed i negozianti tremano all'idea del corteo. Alle ultime sfilate si sono trovati i negozi letteralmente distrutti e saccheggiati.
Tutto ciò non ha nulla a che vedere con lo spirito dell'iniziativa.
Si parla tanto di pace, poi...


Una Buona giornata




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